trauma-bambiniUn bambino vive un evento traumatico in modo diverso rispetto ad un adulto poiché non ha ancora le basi per capire cosa sta succedendo, sa che una determinata situazione vissuta può generare emozioni negative ma non sa di preciso il perchè, e cosa sta realmente succedendo.

Per capire cosa succede ha bisogno di una spiegazione, di qualcuno che si fermi e gli spieghi l’evento, perché le persone a lui vicine sono tristi o addolorate.

Impedire ad un bambino di soffrire, tutelandolo da una dura verità, vuol dire impedirgli di capire cosa sta accadendo ed evitargli di elaborare il trauma, e quindi di elaborare emozioni quali tristezza, rabbia, dolore.

I bambini si rendono conto che è successo qualcosa anche solo guardando negli occhi un genitore, non basta nascondere l’evento con le parole, loro vivono di sensazioni e sentono che c’è qualcosa di diverso, che non fa vivere serenamente come prima i suoi familiari. Avvertono che c’è un cambiamento ma non ne capiscono la ragione. Se non ci fermiamo e spieghiamo loro come ci sentiamo, cosa è successo, rischiamo di innescare in loro fantasie riguardo l’evento, fantasie che possono far nascere mostri che non riescono a gestire. Spesso nascono sensi di colpa infondati, o pensano di non essere in grado di capire, rischiando di sentirsi svalutati.

Si rischia che la loro modalità di comunicazione diventi il silenzio, questo può portare a chiudersi in se stessi e tenere segretamente le loro paure dentro di sé, cercando di affrontarle da soli.

Per evitare che un bambino viva queste sensazioni un valido aiuto potrebbe essere dire la verità, ovvero raccontare cosa è successo, perché le cose a casa sono cambiate e perché i familiari stanno vivendo emozioni di tristezza e dolore. Chiaramente il racconto va misurato in base all’età del bambino, è possibile inventare una storia, avvalersi di disegni, immagini, giochi o altro.
Questo atteggiamento aiuta il bambino a sentirsi amato, considerato e al sicuro.

Considerando che le parti del cervello che regolano le emozioni si sviluppano nell’infanzia, un evento vissuto e non elaborato di un bambino rischia di innescare un malessere che nel tempo può portare a disagi psicologici o comportamentali.

Non possiamo impedire ad un bambino di provare rabbia o tristezza ma possiamo aiutarlo a conoscere il dolore e sviluppare le risorse necessarie per superarlo.

I bambini hanno una tempistica diversa di recupero rispetto agli adulti, più veloce, ma solo se ben supportati dai familiari.

Traumi vissuti e non elaborati prima nell’infanzia rischiano di compromettere un sano sviluppo psicologico. Prima dei tre anni pensiamo di non ricordare nulla, ma in realtà non è così. Il nostro linguaggio non è ben sviluppato e quindi non ricordiamo il linguaggio, ma rimangono impressi gli odori, le immagini, i sapori e le sensazioni.

Alcuni traumi possono non essere ricordati a livello cosciente, come ad esempio abusi vissuti in età infantile, ma questi possono condizionare indirettamente la vita sociale.
Le esperienze dei bambini assumono un significato diverso anche dopo anni.

Le reazioni rispetto ad un trauma vengono influenzate dalla reazione dei familiari, ad esempio se un bambino è vittima di una violenza familiare e la mamma non dice niente, interpreta il silenzio della mamma come lontananza emotiva da parte del genitore, “ mamma non capisce che sto soffrendo”.
Possiamo considerare i genitori come mediatori affettivi ed emotivi, ovvero coloro che hanno il potere di proteggere e accompagnare i bambini verso la guarigione delle ferite infantili.

Un trauma non elaborato può causare sintomi fisici protratti nel tempo ed inspiegabili da un punto di vista medico, come ad esempio fare la pipì a letto una volta cresciuti.
Crescendo qualunque cosa può attivare il trauma, sia in modo esplicito che implicito, basta un fattore comune con l’evento o la sensazione vissuta durante l’evento.
I bambini maltrattati durante l’infanzia possono avere problemi di gestione delle emozioni che si manifesteranno poi da adulti.

Aiutare i bambini ad elaborare il trauma aiuta anche i genitori, porta ad una maggiore consapevolezza di se stessi. La capacità di spiegare le emozioni è influenzata dalla storia personale del genitore, un genitore sofferente avrà difficoltà a parlare di emozioni con il bambino. Una storia traumatica rischia di ripetersi dai genitori ai figli. Le esperienze vissute, se non elaborate e verbalizzate rischiano di ripetersi nel tempo. Se un bambino è cresciuto in un ambiente violento ed è “abituato” alla violenza, rischia da adulto di avere un comportamento violento con i propri figli, dissociando le emozioni.

Un lavoro profondo su di sé può aiutare a rompere questa catena. I traumi non possono non accadere durante il corso della vita, ma possiamo imparare a riconoscere le nostre sensazioni e attivare le nostre risorse per superarli.

Bibliografia:
Traumi psicologici, ferite dell’anima di I. Fernandez, G. Maslovaric, M. V. Galvagni