blocchi-di-partenzaFondamentali sono le emozioni nella nostra vita, lo psicologo Paul Ekman ne identifica sei di base: rabbia, paura, sorpresa, disgusto, gioia e dolore.

Tutti noi ci confrontiamo quotidianamente con le nostre emozioni e le gestiamo in modo diverso. Ogni situazione che viviamo ci regala una sua emozione, è importante riconoscerle e saperle gestire, anche se non è facile avere una propria consapevolezza.

L’emotività e il saperla gestire quanto è importante per uno sportivo? Un atleta è colui che dovrà non solo allenare il proprio corpo e studiare la tattica migliore per raggiungere un’ottima performance, ma dovrà anche fare i conti con le sue emozioni. Lo sport mette a dura prova l’essere umano. Non è facile gestire un insuccesso, la rabbia o seguire le regole. Educare allo sport significa insegnare questo, ovvero ad avere coraggio e non fermarsi davanti alle difficoltà, riconoscere i propri errori , tollerare le frustrazioni e gli insuccessi.

C’è una forte connessione tra lo sport e la crescita personale, colui che educa una persona allo sport lo aiuta a realizzarsi e ad imparare le proprie potenzialità. Parliamo ad esempio della rabbia, emozione che abbiamo provato e proviamo un po’ tutti nella nostra vita, ma quanto può influenzare la rabbia in una performance sportiva? La rabbia è un’emozione indispensabile, se un atleta si trova davanti ad un torto subito durante una gara e prova rabbia, è normale che questa esca fuori, e allora come gestirla? La si può trasformare in grinta, la grinta che gli permette di andare avanti, continuare la gara e dare il meglio di sé a prescindere dal risultato finale. Il rischio di non saperla gestire è che si trasformi in violenza, ed in quel caso è non solo pericoloso fisicamente per l’atleta ma diventa pericoloso per tutta la sua squadra. Quando si è in preda alla rabbia è difficile riuscire razionalmente a considerare le conseguenze delle proprie azioni.

sport-performanceAltro esempio è la paura. Se un atleta subisce un infortunio dovrà stare fermo per un po’, seguire un percorso medico e di riabilitazione, ma anche un percorso psicologico. Stare fermi e vedere i compagni o gli avversari andare avanti rischia di demoralizzare la persona, abbassando la motivazione. Il trauma subìto potrebbe spezzare la carriera, la voglia di continuare c’è ma subentra il confronto con un corpo non più dinamico. Indispensabile è in questi casi un supporto degli amici, sia di squadra che non, della famiglia e di un percorso psicologico. Questa paura potrebbe comportare un atteggiamento di isolamento o depressione.

Dunque uno sportivo deve imparare ad avere consapevolezza di sé, deve saper individuare gli eventi che scatenano l’emozione che sta vivendo, in modo tale da riconoscerli e controllarli. Un atleta impara a rispettare gli altri, accettare le sconfitte, essere leali, rifiutare la violenza, seguire le regole e ad avere una comunicazione efficace, quest’ultima aiuta a gestire situazioni conflittuali. Di aiuto potrebbe essere imparare ad avere un buon dialogo interno, ovvero utilizzare positivamente i propri pensieri cercando di influenzare al meglio le proprie prestazioni. Un dialogo interno consiste nel considerare diversi aspetti di una difficoltà e trovarne la soluzione migliore. Ad esempio se in una gara pensiamo “ce la posso fare” l’azione successiva potrà essere accompagnata da una maggiore carica e determinazione.

Ma il dialogo interno può anche essere negativo, con il rischio che i pensieri negativi possono influenzare la performance dello sportivo. Ad esempio se in una gara pensiamo “tutti mi stanno osservando e giudicando” o “non sono bravo abbastanza” rischiamo di vivere quel momento con ansia e preoccupazione, e questo potrebbe influenzare in modo negativo la nostra performance.